sabato 12 marzo 2016

Il mondo si colora di verde per il S. Patrick's Day: storia e tradizioni della festa più popolare al mondo

Nella mia lista personale dei Paesi che vorrei visitare al più presto, il posto d’onore è senza dubbio occupato dall’Irlanda. Metto quindi subito in chiaro che purtroppo non ci sono mai stata e quindi in questo post non troverete consigli utili per il vostro prossimo viaggio (o forse qualcuno si, ma aspettate di arrivare fino in fondo)  o foto, semplicemente perché non ne ho..
Allora, vi starete chiedendo, perché scrivi?
Beh, semplicemente perché senza dubbio avrete letto da qualche parte che il 17 marzo si celebra San Patrizio, e tutto il mondo, Italia compresa, è già in fibrillazione e per l’occasione ogni anno si moltiplicano feste, parate ed eventi vari. Pensate che è in assoluto la festa nazionale più festeggiata nel mondo.
Ma chi era San Patrizio? Perché questa festa è così sentita e cosa simboleggia?
Ecco dunque spiegato il motivo del mio post. Ho fatto delle ricerche, perché lo ammetto anch’io in quest’occasione vado negli Irish pub a ingurgitare Guinness a tutta birra (passatemi il gioco di parole ;) ), ma poi non ho la più pallida idea di cosa si festeggi..si ok, è la festa d’Irlanda, ma anche gli altri Paesi hanno le loro feste nazionali eppure mica festeggiamo una festa nazionale diversa ogni giorno.
Inizio quindi col presentarvi San Patrizio, Saint Patrick per gli anglofoni, missionario cattolico e patrono d’Irlanda, colui che iniziò l’evangelizzazione dell’isola nel lontano 432. Quello che sappiamo su di lui lo troviamo negli scritti “Declaration”, che pare siano stati redatti da lui stesso. Di famiglia cristiana, il padre era un diacono, all’età di sedici anni San Patrizio venne rapito da una tribù irlandese e fatto schiavo dei Celti. Passò così sei anni della sua vita facendo il pastore, periodo in cui disse che trovò Dio. Fu proprio Dio a dire a San Patrizio di fuggire verso la costa, dove avrebbe trovato una nave ad aspettarlo per portarlo a casa. Così fece e una volta tornato a casa, divenne prete. La tradizione vuole che San Patrizio tornò quindi in Irlanda per convertire i pagani in cristiani. Passò molti anni nella parte settentrionale dell’Isola riuscendo a far cambiare fede a migliaia di persone. Proprio gli sforzi che compì contro i Druidi (sacerdoti degli antichi popoli celtici) diedero origine alla leggenda, secondo la quale San Patrizio scacciò i serpenti (i druidi appunto) dall’Irlanda, ma fatto sta che su quest’isola non ci sono serpenti.
San Patrizio morì il 17 marzo del 493 e  sembra sia stato seppellito nella cattedrale di Downpatrick, una cittadina a sud di Belfast. Nei secoli successivi, nacquero molto leggende attorno alla figura di San Patrizio e lui divenne il primo santo d’Irlanda.
E ora spieghiamo perché questa festa è così sentita e soprattutto perché è così diffusa.
Di sicuro un ruolo importante l’hanno avuto le varie celebrazioni che sono nate a seguito della diaspora irlandese, soprattutto nel Nord America. In passato erano addirittura più sfarzose di quelle in Irlanda. Ai giorni nostri queste celebrazioni includono parate e manifestazioni organizzate da vari enti e gruppi di volontari, durante le quali si ascoltano le céilithe – musiche tradizionali irlandesi – si indossano capi di colore verde o uno Shamrock, il trifoglio simbolo dell’Irlanda.
Il 17 marzo, inoltre, si tengono le funzioni religiose per i cristiani, mentre l’osservanza quaresimale di fare digiuno e non bere alcol, viene sospesa e, forse proprio qui trae origine l’usanza di bere whiskey iralndese, birra o sidro (succo di mele alcolico), diventata ormai parte integrante della festa. In particolare, in Irlanda nel giorno di San Patrizio c’è l’usanza di “affogare il trifoglio”: terminate le celebrazioni, il trifoglio viene messo in fondo a un bicchiere, riempito con una delle tre bevande citate, e viene fatto un brindisi in onore di San Patrizio, dell’Irlanda o più semplicemente dei presenti. Il trifoglio viene quindi bevuto assieme alla bevanda oppure tirato fuori e gettato sulla spalla di qualcuno come augurio di buona fortuna.
Concludo dicendo come mai il trifoglio abbia assunto un significato così importante e sia spesso considerato simbolo nazionale, sebbene quello ufficiale sia l’arpa. Ebbene, pare che il trifoglio venne usato da San Patrizio per spiegare ai Gaeli d’Irlanda la Trinità cristiana, mistero del Dio, uno e trino. Infatti spesso il Santo viene raffigurato con in mano un trifoglio.
Tuttavia, il trifoglio aveva già un significato importante anche per i druidi in quanto ritenevano che avesse delle proprietà curative, mentre il numero tre aveva un significato importante nella numerologia antica, secondo la quale questo numero era sacro e associato a poteri mistici.
Senza dimenticare che il trifoglio è verde, il colore simbolo della nazione dal 1640, mentre la frase "wearing of the green", deriva dall’omonima canzone, che esprimeva il rammarico per i supporter dell’organizzazione politica “United Irishmen”, i quali venivano perseguitati perché indossavano vestiti verdi.
Quindi, ovunque voi siate, unitevi ai festeggiamenti della comunità irlandese, e spero ora sarete un po’ più consapevoli del profondo significato di questa festa.
Ma non dimenticate una cosa importantissima: da qualche anno si tiene una curiosa iniziativa promossa da Tourism Ireland chiamata Global Greening, ovvero la sera del 17 marzo, i più importanti monumenti, edifici o attrazioni nelle principali città del mondo si colorano di verde. Se il vostro sogno, come il mio, è quello di recarvi presto in Irlanda, non esitate a partecipare al concorso promosso dall’ente italiano: scattando una foto e/o un selfie davanti a questi monumenti colorati di verde – Colosseo, Torre di Pisa, Mole Antonelliana e Villa Reale a Monza - e pubblicandola su instagram con l’hashtag #ItaliaLoveGreen e il giorno potreste scoprire di essere i fortunati vincitori di un viaggio a Dublino per 2 persone. In bocca al lupo!

venerdì 12 febbraio 2016

NON DI SOLO FESTIVAL VIVE SANREMO: COSA FARE A SANREMO DURANTE IL FESTIVAL E NELLA RESTANTE PARTE DELL’ANNO

Se nominiamo Sanremo, di sicuro la prima cosa che ci viene in mente – visto anche il periodo – è il celeberrimo Festival della Canzone Italiana, e subito dopo i fiori, visto che Sanremo viene anche detta Città dei Fiori, per la grande varietà di fiori e piante presenti nella città.

Non so a voi, ma pensando a Sanremo, di primo acchito la prima cosa che mi passa per la testa è un dubbio amletico, ovvero: ma il nome si scrive tutto attaccato oppure si scrive San Remo? No perché io sono arcisicura di avere visto scritte entrambe le versioni..Ebbene, la risposta è che sebbene in passato fossero validi entrambi i nomi, tanto che per un certo periodo sono pure coesistiti, onde evitare problemi e malintesi, dalla fine degli anni Novanta si è sancito che il nome della città fosse solo Sanremo. Anche perché nella Cristianità non esiste un Santo che si chiami Remo (quindi Remo all'ascolto fatevi sotto che potreste essere i primi!), mentre in relazione alla storia della città, pare che questa abbia preso il nome di San Romolo, in onore del Santo e vescovo di Genova, che soleva frequentare i boschi sanremesi e visse un periodo da eremita alle pendici del vicino Monte Bignone.

Bene, ora che sappiamo come si chiama la nostra destinazione, possiamo andare avanti e dormire sonni tranquilli!

Dire che Sanremo è una ridente cittadina della Riviera ligure è a dir poco riduttivo.

Sanremo, infatti, grazie alla sua posizione favorevole protetta dalle montagne, gode di un particolare microclima, che già nell’Ottocento la rese famosa ai nobili e ai ricchi di tutta Europa, che sceglievano questa località per guarire dalla tubercolosi e altri malanni dell’epoca. Ne deriva quindi che la storia e il paesaggio di Sanremo si siano piano piano arricchiti di tutti quegli elementi che ne hanno fatto una piccola città cosmopolita.

Il mio primo suggerimento è quello di passeggiare per le belle e affollate vie cittadine, passando dalla Sanremo medievale alla Sanremo moderna, percorrendo all’andata l’antica strada romana Julia Augusta, ora via Corradi (dove oltretutto si possono fare degli ottimi acquisti nei negozi alimentari), per arrivare alla Porta di Santo Stefano, risalente al Trecento, e che corrisponde all’inizio del quartiere medievale, denominato La Pigna per la sua peculiare ubicazione, abbarbicato ai piedi di una collina al punto tale che le sue vie ammassate e le fortificazioni medievali assomigliano alle squame di una pigna appunto.
La storia del quartiere annovera alcuni tra gli ospiti più illustri del passato sanremese, ovvero Papa Paolo III e Napoleone Bonaparte. Da non perdere una visita all’oratorio di San Salvatore, alla Chiesa di San Giuseppe, prima di arrivare al Santuario di Nostra Signora della Costa, meglio conosciuto come Madonna della Costa, posto sulla sommità della collina da cui si gode un bellissimo panorama della città.

Nel percorso che ci riporta verso il mare, potremo ammirare due bellissime chiese barocche, quali la chiesa di Santo Stefano e quella di Santa Maria degli Angeli, per poi terminare con la visita del Museo Civico, situato al primo piano di Palazzo Borea d’Olmo, un bel palazzo anche questo risalente al periodo barocco.

Tappa obbligata è la Piazza San Siro che ospita l’omonima cattedrale e credo quindi che ci possa riposare un po' con una rigenerante passeggiata per Corso Matteotti, la celebre via dello shopping.

Gli appassionati di architettura e non, potranno quindi proseguire il loro tour cittadino alla volta di Corso degli Inglesi, che come dice il nome un tempo era abitato da nobili anglosassoni, per ammirare le belle ville in stile Liberty o Art Noveau, tutte costruite tra fine ‘800 e inizio ‘900. Purtroppo per noi, le possiamo ammirare solo dall’esterno, in quanto appartengono tutte a privati..che dite, un po’ di sana invidia a me sorge, a voi no??

Tra le ville più famose citiamo: Villa Bel Respiro, Villa Vista Lieta, Castello Devachan, Villa Virginia e Villa Fiorentina e l’ex Hotel Savoy, tristemente noto alle cronache, in quanto proprio in questo albergo si suicidò Luigi Tenco, e Villa Zirio, che ospita alcuni uffici comunali e il cui ascensore in ferro battuto è stato tra i primi ad essere installato dalla ditta Stigler-Otis.

Ma se ci tenete a visitare l’interno di una di queste belle ville non disperatevi perché la possibilità vi viene offerta dalla Villa Nobel, una villa museo appartenuta al grande scienziato svedese e al cui interno si possono scoprire gli aneddoti della sua vita, tra cui la scoperta della dinamite e l’istituzione del famoso premio che porta il suo nome.

Un’altra possibilità è offerta da Villa Ormond, sebbene vi si possa ammirare solo l’immenso parco, che un tempo giungeva fino al mare e che oggi è diviso in due per fare spazio alla trafficata strada principale. Potrete ammirare numerose specie di piante esotiche e rare e la piccola riproduzione del “Giardino Giapponese”, per celebrare il gemellaggio con la città nipponica di Atami. Le manifestazioni turistiche e le mostre floreali internazionali che spesso vi si svolgono, vi daranno la possibilità di visitare una parte dell’interno della villa.

Infine è impossibile tralasciare il fatto che Sanremo è la sede di uno dei quattro Casinò presenti in Italia, il quale deve la sua notorietà anche al fatto di essere stato la culla del Festival di Sanremo, trasferitosi in seguito al Teatro Ariston, e per aver ospitato nel 1951 anche le passerelle del famoso concorso di bellezza di Miss Italia, che sfilarono qui e in altri due alberghi della città.

Oggi, come in passato, ospita vari eventi culturali di elevata importanza, io ad esempio ho assistito al concerto-show del pianista Bollani, mentre in passato non era raro trovarvi personaggi famosi, sia italiani che internazionali.
 
Proprio vicino al Casinò sorge la chiesa Ortodossa russa, che assieme al Corso Imperatrice, nominato così in omaggio alla zarina Maria Aleksandrovna, che donò alla città le palme che ancora oggi adornano il corso, testimoniano quanto i russi amassero Sanremo e come la frequentassero assiduamente.

Ma Sanremo è la metà ideale anche per tutte le amiche sportive, infatti sul lungomare potrete facilmente noleggiare una bici per percorrere gli otre 20km della pista ciclabile più lunga d’Europa, che inizia a San Lorenzo al Mare e prosegue fino a Ospedaletti. La pista è stata costruita sul vecchio percorso della ferrovia e vi capiterà di passare attraverso diverse gallerie (per questo il mio consiglio è di portare un golfino qualora la percorreste in primavera o autunno poiché al loro interno può essere freschino).
Ovviamente, la stessa pista può essere percorsa anche a piedi o correndo, e numerosi sono anche i sentieri vicini da percorrere in mountain bike o facendo trekking. Per rimanere in ambito ciclistico, ricordiamo che proprio qui termina la famosa corsa ciclistica Milano-Sanremo.

Altri sport che si possono praticare sono l’equitazione, il tennis e il golf, pensate che il Golf Club degli Ulivi è stato il primo ad essere aperto in Italia, senza dimenticare i vari sport nautici – beh se non si praticano qui..

Vale la pena ricordare, che oltre agli eventi importanti già menzionati, Sanremo ospita anche il Corso Fiorito, durante il quale si possono ammirare dei bellissimi carri tutti fatti di fiori, il famoso Rally di Sanremo, il Premio Tenco, lo European Poker Tour e il Festival Internazionale degli Scacchi.

Sanremo, inoltre, è il punto di partenza ideale per scoprire la Costa Azzura, essendo distante solo una ventina di km dal confine francese, e tutta la Riviera dei Fiori, con i suoi bellissimi borghi, tra cui Bussana Vecchia, recuperata dopo l’oblio in cui era caduta in seguito al terremoto, e ribattezzata il Villaggio Internazionale degli artisti.

Consigli su dove mangiare e dormire purtroppo non ne ho perché durante il mio soggiorno, avevo preso un appartamento in affitto e credetemi, visto che in certi periodi gli alberghi possono avere dei prezzi folli, la casa in affitto è una soluzione da non disdegnare. Comunque ci ritornerò presto e spero di potervi dare maggiori info anche sull’alloggio.

Spero di essere riuscita a dimostrarvi come Sanremo sia molto di più del Festival e avendo cominciato con un dubbio sul nome della città, termino con una curiosità sul nome dei suoi abitanti: solitamente li chiamiamo sanremesi, ma con questo termine vengono indicati coloro che sono nati o risiedono in città, ma hanno origini forestiere, mentre coloro che da generazioni vivono a Sanremo sono chiamati sanremaschi. Sebbene poco usato, c’è anche un terzo termine che indica entrambi gli abitanti, ovvero matuziani che trae origine dall’antico sito romano di Villa Matutita.

È proprio vero che Sanremo è Sanremo!

 

venerdì 18 dicembre 2015

Osteria San Martino, Pettenasco, Lago d'Orta: Si, ci sono stata e posso dirvi che..

Ovvero, la mia prima recensione :)
Ciao a tutti!!!
WWWWOW, sono emozionata, mi tremano quasi le gambe.. No scherzo, solo che, come detto nel mio post precedente, veramente spero che questo "capitolo" del blog (in realtà non è un vero capitolo perché non sono stata capace a crearlo, ma fate finta che lo sia), possa essere di aiuto ai viaggiatori e buongustai, senza che nessuno si offenda..non sarò un ispettore della Guida Michelin, ma proprio per questo, proprio perché non sono stata pagata da nessuno per lasciare una recensione, quello che scrivo sono puramente le mie impressioni.
Quindi bando alle ciance e cominciamo.
Essendo la prima recensione non posso non incominciare che con una recensione positiva.
Il locale di cui vi parlerò è stato veramente una piacevole sorpresa dello scorso weekend. E ringrazio la mia amica Silvia per avermelo fatto conoscere (ovviamente ci siamo andate assieme).
Dunque la prima sorpresa è stata quella di scoprire che il locale è aperto da 9 anni..io pensavo avessero appena aperto, molto bene..In realtà, il locale non si trova vicino a dove abito io, bensì in una frazione di Pettenasco, località sul Lago d'Orta, ma non così tanto famosa.. Quindi sono scusata per la mia gaffe. Oltretutto, il locale è un po' imboscato, si trova al n. 8 di Vicolo Chiuso a Crabbia, va da sé che se non si è esperti del posto è difficile conoscerlo.
Bisogna infatti lasciare la macchina in un parcheggio poco distante, ma niente di drammatico, saranno all'incirca 700 metri e quindi anche il tacco ci può stare. Dal parcheggio seguite i cartelli e non sbaglierete.
All'entrata troverete un portone, varcato il quale vi ritroverete in una piccola corte di un edificio del
'700 sapientemente ristrutturato dagli attuali proprietari, la famiglia Martinelli. La giusta illuminazione e le piante su tutti i balconi vi lasceranno a bocca aperta.
L'ambiente interno non delude le aspettative. Infatti, il locale è molto accogliente e si respira subito un'atmosfera familiare. Il servizio è molto buono, sono tutti giovani, e forse anche questo fa si che ci si senta subito come a casa.
Il menù è scritto su una piccola lavagnetta nera con una cornice d'ottone: molto bello! Tra i piatti trovate proposte un po' per tutti i gusti, sia per chi ama la carne sia per chi preferisce il pesce, forse qualche difficoltà ce l'avranno i vegetariani..Per il resto, tra pasta e risotti, tartare di carne o pesce in carpione, non avrete che l'imbarazzo della scelta...se anche voi siete degli eterni indecisi, fate come me e prendete l'antipasto misto di San Martino, giudicate voi:

 
 
Tra i primi potrete scegliere (in questo periodo) tra risotti, diversi tipi di pasta fatta in casa - i miei commensali hanno optato tutti per i ravioli del plin verdi con robiola e sono stati contentissimi - e vellutate, mentre tra i secondi la carne la fa da padrone, ma anche il pesce non manca.
E, in effetti, io ho optato per la carne di maiale con speck e riduzione al balsamico: io non sono un'accanita sostenitrice della carne, mi piace, ma spesso ne faccio a meno..beh questa volta sono stata veramente contenta della mia scelta, voi cosa ne dite?
 
 
Il mio ragazzo ha preso il petto d'anatra, di cui è un grande estimatore e mi ha detto che era veramente buono: se lo dice lui c'è da crederci.
E per finire i dolci...io qui gioco in casa perché nelle mie vene scorre zucchero al posto del sangue..ma veramente sono stati la ciliegina sulla torta, come si suol dire per rimanere in tema.
Beh io ho preso la torta al cioccolato fondente e nocciole, già buona di suo, ma vi si assicuro che la porzione ricevuta non lasciava nulla a desiderare.
Anche il bonet e il semifreddo al mascarpone ordinati dagli altri erano veramente eccezionali!
Quindi, riepilogando, questo locale è stato veramente una piacevole scoperta e ci tornerò senz'altro! Buono il servizio, ottimo il cibo e bello l'ambiente, forse il vino non era proprio il top, ma ci siamo fatti consigliare, magari ne avessimo scelto un altro, sarebbe stato anche quello da lode.
Un'ultima info prima di chiudere: se volete dare un'occhiata al sito, l'indirizzo è il seguente http://roccettafiorita.com/osteria-san-martino  perché hanno anche degli appartamenti da affittare ed il nome della residenza è quello dell'intero complesso.
Ora non mi rimane che attendere i vostri commenti e io vi do appuntamento al prossimo post, che sarà molto presto, visto che si preannuncia un weekend pieno di mangiate, Buon Appetito! 



sabato 12 dicembre 2015

Si, ci sono stata e posso dirvi che..


Ciao Ragazzi!

Eccomi ancora qui a scrivere in questo sabato di metà dicembre..fuori fa freschino, ma la giornata è fantastica e stamattina ne ho approfittato per andare a correre. Mentre correvo, pensavo a cosa scrivere sul mio amato blog e a un certo punto ecco che si accende la famosa lampadina (si, ogni tanto succede anche a me :) ) e ho pensato di non fare un nuovo post, bensì di aggiungere una nuova pagina al blog! A dir la verità era già da un po' che volevo farlo, ma oggi mi è proprio venuta l'ispirazione..
Io non so che rapporto abbiate voi con il Signor TripAdvisor..ma ormai se ne sono sentite veramente di tutti i colori..c'è chi lo ama, chi lo odia e chi, come me, lo prende con le pinze. Lo consulto, lo ammetto, e finora non mi è mai capitato di leggere recensioni così false sui posti che più tardi avrei visitato, da non volerne neanche più sentir parlare, ma purtroppo ho sentito di molte attività che si autorecensiscono o si affidano a società di recensioni fasulle per aumentare il loro rating, o ancora peggio, per far scendere di posizione la concorrenza..
E quindi, mi dispiace dirlo, ma un servizio come quello fornito da Mr. TA, che secondo me aveva un intento più che nobile all'origine (così albergatori e ristoratori avrebbero dovuto stare sempre all'erta e mai approfittarsene dei turisti per presentare un servizio scadente e un conto alle stelle), con il prevalere della logica degli interessi e del profitto, ha dato vita a un microcosmo fatto di persone oneste che scrivono la propria esperienza sperando di poter essere utili agli altri viaggiatori affiancate da una moltitudine di persone che scrivono solamente per speculare o addirittura per ripicca..Vi è mai capitato di leggere una recensione (solitamente pessima) lasciata da qualcuno che si è iscritto a TA unicamente per lasciare quel commento? Quello che ha scritto potrà anche essere vero, ma si sa che a volte la gente si vendica in modo così subdolo solamente perché non ha ottenuto quello che voleva o per uno sgarbo subito, vero o presunto che sia..

E allora ecco che mi è venuta l'idea che nel mio piccolo potrei fare anch'io qualcosa per sostenere quelle realtà locali che ai miei occhi si sono contraddistinte per la passione nei confronti del proprio mestiere e della gente che incontrano, al contrario di coloro che sono capaci solo di lamentarsi se il proprio locale non funziona, ma poi commettono errori madornali da far scappare i loro Ospiti.

Ho lavorato anni in alberghi di lusso, sono una consulente di viaggio e credo di aver maturato abbastanza esperienza per poter giudicare in maniera obiettiva la qualità di un servizio. Certo, ammetto che anch'io a volte avrei voluto scrivere su TA cose brutte di un posto solo perché sono uscita da lì con il dente avvelenato, ma cercherò di mettere nero su bianco quella che è stata la mia esperienza e mi farebbe veramente molto piacere se vorrete condividere con me le vostre impressioni sul medesimo posto (ovviamente dovrete esserci stati!). La mia speranza è, come ho già detto, dare sostegno alle realtà meritevoli e, chissà, magari aprire gli occhi e aiutare quelli che hanno un'attività in difficoltà a capire dove sbagliano.
Sono troppo presuntuosa? Spero di non darvi questa impressione perché comunque ci metto la faccia! ;)
Ah dimenticavo, tutti i posti di cui scriverò, saranno recensioni vere, di hotel e ristoranti provati per mio volere e non perché sono stata invitata da...per poi scrivere di...etc. Una cosa che proprio non sopporto è chi si fa invitare o viene invitato con la promessa di scrivere in cabio recensioni positive..ritorniamo allo stesso discorso di TripAdvisor..

Buona lettura e spero che le mie recensioni vi saranno d'aiuto!!

Baci
La Vespa Tribeca



 

martedì 20 ottobre 2015

Il mistero della linea ideale che unisce la Sacra di San Michele alle altre

Ciao a tutti, rieccomi!
Non c'è niente di peggio per un blogger che stare in silenzio per oltre un mese: mannaggia!
Ma sono tornata e prometto che non lo farò più, anzi posterò a ritmo frenetico..scherzo!
Oggi vorrei ri-cominciare parlando di un luogo che magari non viene considerato da tutti come una possibile meta di visita: trattandosi di un luogo sacro ovviamente può non suscitare l'interesse di tutti, ma ci sono stata lo scorso 2 giugno ed ho trascorso una giornata piacevole. Mi riferisco alla Sacra di San Michele, situata sul monte Pichiriano all'imbocco della Val di Susa.
Di sicuro tutti abbiamo ben presente il più famoso Mont Sant-Michel, la sacra che si erge maestosa su un isolotto della costa settentrionale della Francia, a volte quasi impossibile da raggiungere a causa delle maree e sito patrimonio UNESCO da quasi quarant'anni, il quale non solo è uno dei luoghi più visitati della Normandia, bensì di tutta la nazione francese, ed è addirittura uno dei simboli d'oltralpe conosciuti in tutto il mondo.

Ciò che invece in tanti non sappiamo, io per prima l'ho scoperto poco tempo fa, è che anche noi italiani abbiamo la "nostra" sacra di San Michele, che sebbene risulti forse un po' meno d'impatto a livello di location, non ha comunque nulla da invidiare alla sua "sorella" più famosa.

Per dirla tutta le sacre sono in realtà sei, di cui ben due in Italia, e si trovano su una retta immaginaria che ha origine addirittura in Irlanda, a Skelling Michael, passa per St. Michael's Mount in Cornovaglia, arriva a Mont Saint Michel in Normandia, attraversa l'Italia passando per la Sacra di San Michele a nord e per San Michele - Monte Sant'Angelo in Puglia a sud, e termina sull'Isola di Simi in Grecia al Monastero di San Michele. Questi luoghi, inoltre, sono stati uniti nel "Cammino di Gerusalemme", una sorta di Cammino di Santiago, che seguendo il culto di San Michele, ci porta dritti a Gerusalemme, al Monte Carmelo nell'alta Galilea.
Se non ci credete, potete verificare voi stessi sulla cartina sottostante:



Se si pensa che la costruzione di Skelling Michael risale al 588 e che anche le altre sacre non appartengono ai tempi più recenti, il fatto che siano state costruite su questa linea retta perfetta lascia veramente stupiti. E forse lo si è ancora di più se si pensa che Mont Saint Michel in Francia, la Sacra di San Michele in val di Susa e il santuario di Monte Sant’Angelo nel Gargano si trovano alla medesima distanza. Difficile, quindi pensare alla casualità, ma incredibile pensare come sia stato possibile realizzare tutto questo.. Anche perché i misteri non finiscono qui, e se si continua a cercare si scopre che questa retta si interseca con altre rette dedicate al medesimo culto.
Molti ritengono quindi che questa retta sia una Lay Lines, ovvero che questi luoghi di culto siano disposti in punti della terra a forte concentrazione energetica, infatti questa linea ha la peculiarità di essere in perfetto allineamento con il tramonto del Sole durante il solstizio d'estate, giorno che è sempre stato ritenuto importante per riti e connessioni energetiche con la Natura.
Questo argomento è quindi molto interessante e merita uno spazio a parte, mentre io vorrei dedicarmi in particolar modo alla Sacra di San Michele ad Avigliana, Torino.

Come ho già detto, questa sacra si trova in una location molto bella, certo la strada che conduce al monte non è delle migliori e in alcuni punti è molto stretta, ma ne vale la pena!
Una volta arrivati in cima vi si presenta uno spettacolo veramente mozzafiato.
Ma il fiato dovrete farvelo tornare perché per arrivare alla chiesa bisogna affrontare un tragitto di una decina di minuti a piedi, e tutti in salita. Se a un certo punto sentirete venir meno le forze, non preoccupatevi poiché lungo la strada ci sono alcune bancarelle di prodotti tipici, tra cui miele e formaggi.

Arrivati a destinazione, potete riposare qualche minuto godendovi il panorama delle valli circostanti per poi cominciare la visita all'interno, che dura all'incirca un'ora. L'entrata è a pagamento, ma la visita è libera, tranne nei pomeriggi delle domeniche e dei giorni festivi, in cui le visite sono obbligatoriamente guidate. In alcuni giorni del mese, inoltre, ci sono delle visite guidate speciali, in quanto, oltre alla visita dello  Scalone dei Morti, Chiesa e Terrazzo panoramico, i visitatori vengono accompagnati anche nella zona del Monastero Vecchio: Antica Officina, Chiostro, Biblioteca, Sala a Righe e Museo del Quotidiano

Terminata la visita, sarà giunta l'ora di rifocillarsi e se vi siete premurati di prenotare in anticipo, o siete fortunati, potrete trovare posto al ristorante della sacra, un hotel e ristorante situato proprio ai piedi della sacra, che purtroppo non ho avuto la fortuna di provare, ma mi piacerebbe molto.
In alternativa, c'è anche un agriturismo poco più avanti, ma anche questo è molto piccolo e si rischia di non trovare posto, come è successo a me.
Nel mio caso, lasciata la sacra alle nostre spalle e spinti dai morsi della fame, siamo scesi dal Monte Pichiriano e ci siamo messi a cercare un posto che potesse accoglierci nonostante fossero quasi le 14.
E a questo punto abbiamo avuto veramente una piacevole sorpresa, in quanto sebbene abbiamo dovuto girare un po', alla fine siamo capitati a Giaveno, in un piccolo ristorante chiamato il Campanile e ci siamo trovati veramente bene. Gestori accoglienti, buon cibo e prezzi alla portata di tutti, che dire: la giornata non sarebbe potuta terminare in modo migliore.
Alla prossima!







sabato 29 agosto 2015

La Svizzera..così vicina, ma così lontana..

Ebbene si..oggi ci spostiamo in Svizzera, dai nostri "cari" cugini elvetici, e il titolo di questo post vuole sottolineare il gap che c'è tra il nostro Paese e il loro..Sorvolo sulla qualità della vita, sui salari, sulla puntualità etc., ma nel momento in cui parliamo di turismo, credo che non si possa evitare di pensare a cosa farebbero gli svizzeri se avessero a disposizione un Paese bello come il nostro e con una moltitudine di siti turistici da fare invidia al mondo intero.. Non penso proprio che terrebbero chiusi i siti di Pompei nel periodo di maggiore affluenza turistica, che lascerebbero crollare parte dei monumenti, o che si farebbero rovinare il patrimonio artistico da una banda di hooligans ubriachi..
Basti vedere cosa hanno fatto nella loro patria, dove dal niente sono riusciti a creare siti di interesse turistico e attrattive uniche.

Ne è un esempio lampante il monte Pilatus, sulle montagne che circondano Lucerna, e sull'itinerario che si può seguire per arrivarci. Infatti, su questa montagna della Svizzera centrale, che secondo la tradizione nell'antichità era la residenza di draghi e terra di numerose leggende, è oggi famosa per essere il punto di arrivo della cremagliera più ripida al mondo (costruita a fine '800 e con partenza da Alpnachstad), nonché punto panoramico sul Lago dei Quattro Canoni e Lucerna, sul Rigi, Bürgenstock, Titlis, Stanserhorn, senza tralasciare le Alpi della Svizzera centrale e bernesi.

A questo punto uno potrebbe pensare che il luogo è la meta ideale per l'escursione di un giorno, ma si sbaglia. Si perché una volta partiti da Lucerna (dove consiglio di pernottare almeno una notte, ma ne parleremo più approfonditamente in un altro post) facendo una crociera panoramica sul Lago dei Quattro Cantoni (perché come dice il nome le sue acque sono appunto divise tra quattro cantoni), si arriva ad Alpnachstad, dove dopo una breve sosta culinaria in uno dei baretti/ristoranti situati attorno alla partenza della cremagliera, si sale su per la montagna, inerpicandosi attraverso prati, boschi e pareti di roccia talmente ripidi e articolati da far paura a Messner..basti pensare che la pendenza massima è del 48% e a volte si sentono i cavi subire degli "strattoni" così forti, che ci si domanda se ce la farà ad arrivare in vetta (sebbene tutti pensino il contrario, io consiglio di sedersi a sinistra guardando la cremagliera, perché poi salendo risulta essere il punto panoramico migliore)..se dovesse fermarsi, comunque, non preoccupatevi, perché si può proseguire a piedi tramite i sentieri..i più allenati come me, ce la faranno tranquillamente in 7/8 ore..ovviamente scherzo, io non ci provo nemmeno ;)
E una volta arrivati in vetta, a oltre 2.000 metri, che si fa? Beh innanzitutto consiglio di fare un giro attorno alla vetta per godere il panorama da ogni angolo. Terminato il tour, ci si può fermare a prendere un po' di sole e a ristorarsi presso la terrazza panoramica dell'Hotel Pilatus Kulm. In realtà, gli alberghi sono due, c'è infatti anche il Bellevue, ma se entrambi godono di viste panoramiche e di una tranquillità assoluta (mi piacerebbe veramente trascorrere qui tre o quattro giorni per staccare completamente la spina), la struttura del Kulm è sicuramente più imponente e peculiare, tanto che è tra i monumenti storici protetti (è stato aperto nel 1890). Dopo questo break, si può proseguire sul versante nord e scendere con la funivia a Fräkmüntegg prima, e in seguito con la cabinovia a Kriens, per poi tornare a Lucerna tramite bus. La novità da aprile 2015 è la nuova funivia panoramica Dragon Ride che in meno di 5 minuti collega la vetta a Fräkmüntegg.
Il giro descritto fa parte del circuito Anello d'oro, molto bello veramente, ma non proprio economico, i prezzi partono da CHF 102,00 per gli adulti, altrimenti si può scegliere di fare l'anello d'argento, con il treno al posto del battello e i prezzi partono da 80,00 CHF.

Per coloro che come me vorrebbero fermarsi qualche giorno in vetta, sappiate che anche qui le attività non mancano e oltre alle escursioni, si possono praticare numerosi sport tra cui biking, arrampicata e parapendio, ma anche scendere e Fräkmüntegg per esercitarsi nel parco avventura più grande della Svizzera centrale, oppure scendere i 1.350 metri della pista da slitta estiva più lunga della Svizzera, a voi la scelta!
Ricapitolando, tutto questo su un unico monte..concordate con me quando dico che la Svizzera sembra un altro pianeta?






giovedì 27 agosto 2015

Una vera "Passione"

Buonasera a tutti ;)

Ho da poco spento la TV, stanca di sentire l'ennesimo talk show/pseudo dibattito politico in cui tutti sono contro tutti, l'unica cosa che riesce bene è urlare e parlare sopra agli altri e alla fine vai a dormire ancora più sgomenta di prima..

Mi sono quindi ritrovata a pensare a quanto siamo fortunati, noi italiani, ad avere ancora vive quelle tradizioni e culture che durano da secoli e che spero non scompaiano mai. Nello specifico sto pensando alla Passione di Sordevolo, una rappresentazione teatrale messa in scena da almeno 200 anni, dal 1865, (questo secondo le fonti documentate, ma è probabile che esista da molto, moooolto tempo prima) e alla cui realizzazione partecipa tutta la popolazione, a prescindere dall'età. E i numeri non sono da ridere: stiamo parlando di più di 400 attori tra personaggi principali (che spesso sono interpretati da due persone differenti che si danno il cambio nel corso della stagione) e comparse, quasi altrettanti dietro le scene tra operatori tecnici e collaboratori vari, oltre 3 mesi di programmazione (dall'inizio di giugno alla fine di settembre) per 3 sere la settimana, da venerdì a domenica, per uno spettacolo di quasi 3 ore.
Sebbene ai più pignoli la cosa potrebbe sembrare un po' anacronistica in quanto non viene rappresentata a Pasqua, vi assicuro che assistere alla Passione sotto un cielo stellato e una luna piena da paura, rende il tutto ancora più suggestivo e ne aumenta la solennità.

Ma veniamo alle informazioni più pratiche, quelle che interessano da vicino chi ci vuole andare..
Sordevolo si trova letteralmente alla base delle Alpi biellesi, a 10km dal centro di Biella, a un'altitudine di poco meno di 700 m.l.m. Per chi andasse allo spettacolo in questi giorni o più avanti, consiglio vivamente di portarsi un golf e/o una giacca pesante, poiché a una cert'ora l'aria potrebbe farsi pungente ;) A meno che, come nel mio caso, non vi capitino dei simpatici vicini con bambini al seguito che parlano tutto il tempo e che vi fanno salire la pressione a 200 e quindi, non solo non c'è bisogno del cardigan, ma una canottiera si rivela essere più che sufficiente. Questo mi porta a fare la considerazione che la prossima volta mi converrà prendere i posti nel settore gold, dove i biglietti sono sì più cari, ma magari l'ambiente è più "polite". Ovviamente sto scherzando, niente può assicuravi l'assenza di presenze moleste, ma mi torna utile per dirvi che i prezzi dei biglietti partono dai 15€ per i settori più remoti e arrivano fino ai 39€ del gold (riconoscibili dalle poltroncine rosse, posizionate più in alto rispetto ai primi posti) per gli adulti, mentre i bambini sotto i 12 anni hanno l'ingresso ridotto. Certo i biglietti non sono proprio economici, ma vi assicuro che la macchina organizzativa è davvero imponente e i costi di gestione elevati, sebbene gli abitanti partecipino gratis. Il ricavato viene devoluto a opere pie come da statuto dell'associazione. La zona del pubblico è coperta da una grande struttura che ripara dalla pioggia e la rappresentazione non viene mai sospesa se non in casi straordinari.
Purtroppo, parlando con una signora dell'organizzazione, ho appreso che il numero degli spettatori è diminuito in modo significativo dall'ultima volta poiché si è passati da una media di 1,000 persone a poco più di 700..ma d'altronde c'è la crisi, speriamo che la prossima volta ci sia la tanto agognata ripresa.

Se si arriva in anticipo e si vuole prendere qualcosa da mangiare, la zona adiacente all'anfiteatro conta alcuni stand dove prendere delle piadine/panini o dei piatti degustazione di salumi e formaggi.
E' possibile anche acquistare prodotti locali, come delle pashmine visto che Biella é una zona che vive del tessile, o gli amanti del dolce come me apprezzeranno i canestrelli di Biella o le note di Giuseppe Verdi (dolce simile al bacio di dama con biscotto alla nocciola e crema al caffè, creato in occasione del centenario dell'associazione musicale biellese).

Dopo gli acquisti e la cena potrebbe venire voglia di fare un salto alla toilette, ma vi suggerisco vivamente di non fermarvi a quelle esterne dove vedete la fila, ma di proseguire in quelle all'interno, spesso libere e  quindi anche più pulite!

Mi sembra di avervi detto l'essenziale, non mi resta che lasciarvi qualche foto e il link qualora aveste bisogno di ulteriori informazioni http://www.passionedicristo.org/home e ricordarvi che avete tempo fino al 26 settembre per vederla, altrimenti dovrete aspettare la prossima, tra ben 5 anni!!